Scrivere richieste che funzionano
La parte che nessuno ti insegna
Chi usa l'AI da qualche mese arriva quasi sempre allo stesso punto: funziona, ma i risultati sono altalenanti e non si capisce perché. Un giorno esce qualcosa di ottimo, il giorno dopo la stessa richiesta produce un testo anonimo. Non è il modello che ha giornate storte: è che tra le due volte è cambiato quanto contesto avevi dato, quanto eri stato preciso sull'obiettivo, e se avevi mostrato un esempio. Questa sezione raccoglie le cose che spostano davvero il risultato, e sono meno di quante ne trovi in giro.
Perché non esiste il prompt magico
Circolano liste di cento prompt perfetti e servono a poco, per un motivo semplice: il prompt di qualcun altro contiene il contesto di qualcun altro. Il pezzo che fa la differenza nella tua richiesta è quello che riguarda te, il tuo lavoro e chi leggerà il risultato, e quello non è copiabile. Le liste sono utili per un'altra cosa: fanno vedere la forma. Guardale per capire la struttura, poi riempila con la tua roba, e tienine tre invece di cento.
Le cinque parti di una richiesta completa
Le due frasi che aggiungiamo più spesso
La prima è "prima di rispondere, fammi le domande che ti servono per fare un buon lavoro". Trasforma un tentativo alla cieca in una conversazione, e la risposta arriva molto più vicina a quello che avevi in testa. La seconda è "se non sei sicuro di qualcosa, dillo invece di riempire il buco". Non elimina le invenzioni, ma riduce sensibilmente i casi in cui ti arriva un dato preciso e sbagliato. Sono due righe, si imparano a memoria in un minuto e valgono più di qualsiasi elenco di formule.
Dire come pensare, non solo cosa fare
La maggior parte delle richieste dice cosa produrre e tace su come ragionarci. Sono due cose diverse e la seconda cambia il risultato in modo evidente. "Dimmi se questa idea funziona" ottiene una risposta gentile, perché senza istruzioni contrarie l'AI tende a essere d'accordo con te. "Fai l'avvocato del diavolo e trova i tre motivi più forti per cui questa cosa non funzionerà" ottiene un elenco di buchi. Stessa idea, stesso strumento, risposta opposta. Vale la pena tenerne in tasca tre o quattro: avvocato del diavolo, revisore severo, insegnante che si ferma a controllare se hai capito, e chi deve approvare la tua proposta.
Chiedere più versioni invece di limarne una
L'errore che fa perdere più tempo è correggere all'infinito la prima risposta. Spesso non sai cosa vuoi finché non lo vedi, e da una sola proposta non lo vedi. Chiedere cinque versioni davvero diverse per angolo e tono costa la stessa fatica e ti mette in condizione di scegliere invece di correggere. Funziona benissimo sui testi corti, cioè titoli, oggetti delle mail, aperture, nomi, descrizioni. Sui testi lunghi conviene la variante: cinque scalette, poi sviluppi quella che ti convince.
Come si corregge una richiesta andata male
Quando la chat va buttata e ricominciata
Ci sono conversazioni che si incastrano: hai corretto sette volte, l'AI continua a rifare lo stesso errore e a scusarsi. In quel caso non insistere. Apri una chat nuova, incolla la versione migliore che hai ottenuto e riparti da lì con la richiesta rifatta bene. Una chat lunga porta con sé tutti i tentativi sbagliati, e a un certo punto quelli pesano più delle istruzioni. Ricominciare non è una sconfitta, è la mossa più veloce.
La chat nuova come verificatore
C'è un uso della chat nuova che vale da solo tutta questa sezione: farci revisionare quello che hai prodotto nell'altra. Un modello che ha appena scritto un testo tende a difenderlo, e le critiche che ti fa sono di cortesia. Lo stesso testo, incollato in una conversazione vergine con l'istruzione "leggilo come se dovessi bocciarlo", riceve un trattamento molto più duro e molto più utile. Vale per i testi, per le analisi e per le decisioni.
Come si capisce che stai migliorando
Non dal fatto che scrivi prompt più lunghi. Il segnale è un altro: la prima risposta è usabile sempre più spesso, e i giri di correzione passano da quattro a uno. Quando succede, quasi sempre è perché hai smesso di improvvisare e hai cominciato a riusare due o tre strutture tue, adattandole. A quel punto conviene tenerle in un posto solo, per esempio nelle istruzioni fisse di un progetto, così non le riscrivi ogni volta.
Gli esempi valgono più delle istruzioni
Se dovessi tenere una sola cosa di tutta questa sezione, terrei questa: mostra un esempio di come scrivi tu. Tre righe di una tua mail vecchia insegnano al tuo assistente più di venti righe di descrizione del tuo tono. Il motivo è che descrivere il proprio stile è difficile anche per chi scrive di mestiere: diciamo tutti "diretto ma cordiale", che non vuol dire niente. Un testo vero contiene la lunghezza delle frasi, le parole che usi, quelle che eviti e il modo in cui apri e chiudi. Vale lo stesso per i risultati: se hai un documento fatto come vorresti, allegalo e chiedi di seguirne l'impostazione.
Le richieste che si riusano
Dopo qualche settimana ti accorgi che le cose che chiedi si contano sulle dita di una mano. Riscrivere una mail, preparare un riassunto per qualcuno, mettere in ordine degli appunti, confrontare due opzioni. Conviene fermarsi mezz'ora e scrivere quelle quattro richieste per bene, una volta sola, e tenerle dove le ritrovi: nelle note del telefono, in un documento, oppure dentro le istruzioni fisse di un progetto. Da lì in poi non improvvisi più, adatti. È il passaggio in cui l'AI smette di essere una cosa che provi e diventa una cosa che usi, e succede più per organizzazione che per bravura.
Quando basta scrivere come viene
Non tutto merita una struttura. "Come si scrive accelerare, con una c o due?" va benissimo così, e mettersi a costruire un prompt in cinque parti per una domanda del genere è una perdita di tempo pura. La struttura serve quando il risultato deve uscire dalla tua stanza: una mail che pesa, un documento che leggeranno altri, un testo che ti rappresenta. Per il resto, scrivi come parli. È anche più veloce.